Polvere killer: l’amianto

“Signora, mi dispiace. Ma suo padre Alberto ha un mesotelioma pleurico”.

A questa frase rimasi senza parole… Immediatamente – almeno credo, presa da mille pensieri – chiesi…“Scusi, professore, ma cosa vuol dire mesotelioma pleurico?”.

Purtroppo a questa diagnosi così altisonante, corrisponde una malattia altrettanto…catastrofica! E’ una malattia, spesso mortale, che colpisce persone che, nel corso della loro vita lavorativa e non solo, hanno “incontrato” un elemento naturale, un minerale di nome “asbesto” o “amianto” che in greco significa “che non si spegne mai per petuo”. In Italia questo minerale, fino al 1992, è stato estratto, lavorato ed usato per la costruzione di tetti, coperture, treni, navi ecc. La sua composizione chimica è variabile ed è costituita da fasci di fibre molto fini, tanto che in un centimetro si possono allineare, una accanto all’altra, circa 335.000 fibrille.

Nello stesso spazio si possono disporre circa 250 capelli. Questo fa capire quanto siano sottili le fibre di amianto. La sua pericolosità è comunque legata allo stato di conservazione nel senso che se il materiale resta integro, è pressoché innocuo, ma nel momento in cui l’amianto si deteriora naturalmente, o viene polverizzato o smaltito nel modo inappropriato, diventa un “elemento” altamente cancerogeno in quanto le fibre, conseguentemente volatili, si possono depositare, inalandole, nelle parti più profonde del polmone rimanendovi per
diversi anni, anche per tutta la vita ma che, nella maggior parte dei casi, evolve in cancro! Inoltre un altro aspetto credo sostanziale é che ciò che re sta nei manufatti anche se messi in sicurezza, oggi non produce alcun effetto negativo, ma in futuro, se appunto non adeguatamente e costantemente controllato, sarà inevitabilmente oggetto di frantumazione generando polvere killer di amianto.

È pertanto indispensabile e doveroso prendere tutti i provvedimenti possibili al fine di evitare che questo accada! L’amianto venne utilizzato per diversi decenni – paradossalmente – anche negli indumenti di lavoro con caratteristiche ignifughe, in quanto resistente al fuoco e al calore, ad agenti chimici e biologici nonché all’usura termica e meccanica.

Chi sono le persone che possono contrarre questa malattia?

Nel caso di mio padre Alberto, deceduto un anno esatto dalla diagnosi e dopo quasi 30 anni dall’esposizione, è aver lavorato per circa 18 anni nella marina militare; sia come imbarcato a bordo di navi militari nelle quali l’amianto era molto usato proprio per la coibentazione e coperture delle stesse, sia nei compiti a lui assegnati di seguire i lavori di dismissione di alcune navi, “fatte a pezzi”, presso i cantieri navali soprattutto di Taranto.

Numerosi lavoratori nel corso dei decenni sono stati a contatto con le fibre di amianto e tra questi, ma non secondari, i vigili del fuoco. Il corpo dei vigili del fuoco interviene in varie operazioni di soccorso, incendi, terremoti, dove l’amianto può essere presente e se l’attrezzatura usata non è adeguata può diventare pericoloso per gli stessi.

Si pensi che nel terremoto di Amatrice sono stati rilevati quantità di amianto pari a circa 1 tonnellata!!! Attualmente, anche se l’utilizzo dell’amianto è stato messo al bando, dobbiamo considerare che molti manufatti, edifici civili e industriali ne contengono ancora (es. nei tetti, nelle canne fumarie) e che la mappatura completa necessaria per la bonifica non è a tutt’oggi esaustiva. È fondamentale, prima di tutto, la prevenzione a vari livelli ma ancor prima comprendere l’entità del problema amianto.

Per i nostri vigili del fuoco, il rischio di poter respirare o entrare in contatto con l’amianto è sempre presente!! Ciò dovrebbe portare le istituzioni interessate ad una specifica sorveglianza sanitaria preventiva – ponendo al centro la salute di tutti i lavoratori e naturalmente anche, dei vigili del fuoco i quali, in caso di diagnosi di mesotelioma pleurico o altra malattia direttamente legata all’esposizione con l’amianto, si trovano in difficoltà ad ottenere il riconoscimento di malattia professionale o lo status di vittima del dovere.

Ma la prevenzione è anche quella di monitorare i vigili del fuoco già in pensione considerato che soprattutto nel passato, la possibilità per i vigili di inalare fibre di amianto era estremamente facile, purtroppo!!!

Vorrei ricordare i casi di alcuni vigili del fuoco deceduti per mesotelioma pleurico dove i propri familiari hanno dovuto intraprendere una battaglia legale, sfiancante, durata anni, al fine di veder riconosciuto il proprio congiunto come vittima del dovere. Ci auguriamo che questi casi possano fare da apripista ai vigili del fuoco o le loro famiglie, che stanno affrontando e patendo questo tragico percorso. In ultimo, è auspicabile che tutti gli attori coinvolti – anche l’Amministrazione di cui fanno parte attiva i vigili del fuoco – incrementino di più l’attività di prevenzione e monitoraggio ed essere al fianco dei propri lavoratori/dipendenti dimostrando di essere istituzioni “accoglienti e clementi” verso i propri Eroi.

In ricordo di mio padre Alberto
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